mercoledì 2 maggio 2018

La scomparsa di un uomo, l'inizio di una leggenda

Buon pomeriggio,
i ragazzi della IIIB del plesso Alvaro, seguiti dalla professoressa Cogliandro Domenica, hanno svolto un'interessante ricerca su Ettore Maiorana per conoscere meglio questa figura molto nota non solo in campo scientifico e i suoi importanti studi.

Noi alunni della classe III B, durante le lezioni di Scienze, quando abbiamo affrontato lo studio dell’energia nucleare siamo rimasti incuriositi dalla personalità di Ettore Maiorana e dalla sua scomparsa, perciò abbiamo deciso di fare una ricerca per approfondire le nostre conoscenze sull’argomento.
Il lavoro è composto da tre paragrafi:
1.      La vita di Ettore Majorana e la sua scomparsa
2.      Maiorana e il gruppo di ragazzi di via Panisperna
3.      L’energia nucleare e la bomba atomica


La vita di Ettore Majorana e la sua scomparsa





Ettore Majorana, nato il 5 agosto 1905 e laureatosi in fisica nel 1928, fu tra i più promettenti allievi di Enrico Fermi.                                                                                                                                                                
Ettore è l'ultimo di cinque fratelli, che si distingueranno tutti in qualche campo particolare, chi nella giurisprudenza, chi nell'amministrazione dello Stato, chi ancora in fisica.                                                   Mostra da subito una straordinaria predisposizione per la matematica e la mamma, in salotto davanti alle sue amiche, lo sottoponeva a quesiti su quanto facesse una moltiplicazione che lui calcolava a mente e rapidamente prima che loro riuscissero a farlo su un foglio di carta.
All’università si iscrive in Ingegneria, come suo padre, ma passa a Fisica ed è qui che il suo destino cambia per sempre, infatti conosce Enrico Fermi ed è sotto la sua guida che si occupa di spettroscopia atomica e successivamente di fisica nucleare ed entra a far parte del gruppo dei "Ragazzi di via Panisperna" con Orso Mario Corbino, Emilio Segré e Edoardo Amaldi il gruppo di geni che ha fatto la storia della fisica italiana.                                
Le più importanti ricerche di Ettore Majorana riguardano una teoria sulle forze che assicurano stabilità al nucleo atomico: egli per primo avanzò l'ipotesi secondo la quale protoni e neutroni, unici componenti del nucleo atomico, interagiscono grazie a forze di scambio.
La moglie di Fermi lo descrisse nel suo libro, come un prodigio della matematica ma di carattere strano, eccessivamente timido  e chiuso in se stesso.
Quando gli veniva in mente un’idea nuova, si frugava tra le tasche, prendeva un pacchetto di sigarette dove scriveva le sue formule che poi gettava.
Enrico Fermi lo esortava a pubblicare le formule annotate sui pacchetti di sigarette ma lui rispondeva dicendo: “E’ roba da bambini”.
Nel 1937 si trasferisce da Roma a Napoli (albergo "Bologna"), dove accetta la nomina per meriti speciali a titolare della cattedra di Fisica teorica all'Università di Napoli. Si chiude in casa e rifiuta persino la posta, scrivendo di suo pugno sulle buste: "Si respinge per morte del destinatario".
Alcuni suoi amici affermavano che lui fosse profondamente contrario al fascismo.
Maiorana era un personaggio capace di leggere i fatti del suo tempo molto bene e riusciva ad anticipare gli eventi; questo ci fa pensare che avesse già intuito i pericolosissimi risultati dei suoi studi (bomba atomica) e abbia preferito scomparire.
La sera del 26 marzo del 1938, su una nave diretta a Napoli, scompare.
“Chi l’ha visto?” era questo il titolo di una rubrica della Domenica del Corriere sulle cui colonne, il 7 luglio 1938, apparve il seguente annuncio:

                                                                          

Le ultime notizie sul giovane scienziato, definito da Enrico Fermi un genio della statura di Galileo e di Newton, erano datate 26 marzo, quando da un hotel di Palermo aveva annunciato a un suo collega l’intenzione di imbarcarsi sul primo traghetto per Napoli. Poi non se ne seppe più nulla.
Fuga o suicidio: sono state le ipotesi che da allora hanno cominciato ad alternarsi senza mai trovare risposta. La sera della sua scomparsa Majorana era partito da Napoli, dove gli era stata offerta una cattedra, con un piroscafo diretto a Palermo. Aveva annunciato la sua intenzione di sparire in una lettera al suo amico di Napoli, Antonio Carrelli, ritrattata l’indomani con un’altra lettera. Aveva anche scritto alla famiglia, raccomando: “ho un solo desiderio: che non vi vestiate di nero”. Da allora in poi non ci sono state notizie.
Fu allora che Fermi, cercando di far capire che cosa significasse quella perdita, si espresse in modo alquanto insolito:
“Al mondo ci sono varie categorie di scienziati; gente di secondo e terzo rango, che fan del loro meglio ma non vanno molto lontano. C’è anche gente di primo rango, che arriva a scoperte di grande importanza, fondamentali per lo sviluppo della scienza Ma poi ci sono i geni, come Galileo e Newton. Ebbene, Ettore era uno di quelli. Majorana aveva quel che nessun altro al mondo ha...”.
Enrico Fermi richiese a Mussolini una intensificazione delle ricerche di Ettore: «Io non esito a dichiararvi, e non lo dico quale espressione iperbolica, che fra tutti gli studiosi italiani e stranieri che ho avuto occasione di avvicinare il Majorana è fra tutti quello che per profondità di ingegno mi ha maggiormente colpito».  

Le indagini, scattate nei giorni successivi, non hanno portato a nulla e il suicidio è stata solo una delle innumerevoli ipotesi avanzate negli anni. Alcuni avevano pensato a una fuga in Germania, altri in Argentina sulla base di testimonianze lo avrebbero segnalato a Buenos Aires.
Questo lo conferma la procura di Roma che dal 2008 sta indagando sulla vicenda; la tesi dei giudici si basa su una foto scattata in Venezuela nel 1955, in cui appare un signore, conosciuto con il cognome di Bini, i cui tratti somatici sono quelli del fisico                                                            

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Maiorana e il gruppo di ragazzi di via Panisperna




Da sinistra: Oscar D'Agostino, Emilio Segrè , Edoardo Amaldi, Franco Rasetti ed Enrico Fermi.


I Ragazzi di via Panisperna è il nome con cui è divenuto noto il gruppo di fisici italiani, che presso l’istituto di fisica dell’Università di Roma, ubicato in via Panisperna, collaborarono insieme ad Ernico Fermi (nel 1934) per la scoperta delle proprietà dei neutroni lenti, che diede il via alla realizzazione del primo reattore nucleare sperimentale e successivamente  alla  bomba atomica.
Fermi poté contare su un gruppo di giovani fisici: Edoardo Amaldi, Franco Rasetti ed Emilio Segrè, questi lo aiutarono sul settore sperimentale. In seguito si unirono al gruppo Bruno Pontecorvo e Oscar D’Agostino.
Per quanto riguardava il campo teorico una figura molto importante era quella di Ettore Majorana, distintosi dagli altri componenti. Majorana diede al gruppo importanti contributi di stampo teorico e nel 1928, sebbene non ancora laureato, pubblicò il suo primo lavoro. Conseguì la laurea in fisica con il massimo dei voti e la lode il 6 luglio del 1929 con Enrico Fermi come relatore e con la tesi dal titolo “La teoria quantistica dei nuclei radioattivi”, che approfondiva i problemi sulla struttura dei nuclei atomici e sul decadimento α.        Le loro ricerche di laboratorio riguardarono inizialmente la spettroscopia atomica e molecolare, quindi si orientarono verso lo studio sperimentale del nucleo atomico.
Attraverso il bombardamento di sostanze mediante neutroni, fu possibile rendere artificialmente radioattivi numerosi elementi stabili. Sulla parte teorica fecero importantissime scoperte sulla comprensione della composizione del nucleo atomico che nel 1933 e nel 1934 li portò a pubblicare la teoria del “Decadimento Beta”.
Nel 1938 dopo la morte di Corbino il gruppo si disperse e la maggior parte dei componenti emigrò all’estero. Fermi,dopo aver ricevuto il premio Nobel per la Fisica, si trasferì con la moglie negli Stati Uniti, Sagrè nel 1935 si trasferì a Palermo dopo aver accettato la cattedra, Rasetti andò in Canada, Pontecorvo in Francia e in seguito nel 1950 si trasferì nell’ Unione Sovietica dopo la seconda guerra mondiale. L’unico del gruppo a rimanere in Italia fu Amaldi, che fu l’artefice della ricostruzione della fisica italiana nel secondo dopoguerra, fu anche uno dei fondatori del CERN (Organizzazione europea per la ricerca nucleare) e il chimico D’Agostino.

  



L’energia nucleare  e la bomba atomica


La bomba atomica sfrutta un fenomeno fisico chiamato della fissione nucleare: il nucleo di certi atomi pesanti, autonomamente o perché bombardato da un neutrone si spacca in due, liberando un certo numero di neutroni. Questi neutroni possono produrre nuove fissioni in altri nuclei innescando una reazione a catena e liberando grandi quantità di energia. L'energia liberata è proporzionale alla differenza di massa, secondo la relazione scoperta da Einstein E=mc2.( la costante c2 corrisponde alla velocità della luce (300.000 km/s) elevata al quadrato. 

I materiali usati per produrre esplosioni nucleari per fissione sono alcuni isotopi degli elementi plutonio e uranio
. In particolare l'uranio-235 è il tipo   facilmente fissionabile che si usa comunemente in ordigni nucleari.

Quando una bomba nucleare esplode, l'energia si libera in 3 principali forme:

·           circa la metà si libera sotto forma di energia meccanica
·           un terzo sotto forma di energia termica,
·           il rimanente sotto forma di radiazioni ionizzanti.

L'energia meccanica si propaga dal punto dell'esplosione come un'onda trasportata dall'aria; entro una certa zona tutto intorno al luogo dell'esplosione qualunque costruzione rasa al suolo. La distanza entro cui la distruzione completa dipende dalla potenza della bomba ma anche dalla quota a cui viene fatta esplodere. L'onda d'urto è accompagnata da un fortissimo vento che completa l'opera di distruzione. L'altro effetto immediato dell'esplosione è quello termico, provocato dalle altissime temperature che si generano nella zona dell'esplosione, che sono paragonabili a quelle presenti all'interno del sole. Tutto ciò che è incendiabile nel giro di una decina di chilometri, prende fuoco.

Circa un sesto dell'energia liberata nell'esplosione viene emessa sotto forma di "radiazione ionizzante", cioè di particelle a, b, o raggi g.  Queste particelle provocano sugli esseri viventi effetti ritardati che possono manifestarsi anche dopo decenni dall'esplosione. L'esposizione a irraggiamento modifica la struttura delle cellule degli esseri viventi procurando danni la cui gravità dipende dall'intensità della radiazione stessa. Anche quando un soggetto irraggiato non muore nella fase acuta della malattia, né viene ucciso da una qualsiasi malattia cui il fisico indebolito non sa reagire, egli porta con sé un segno nascosto non meno terribile: l'alterazione del patrimonio genetico, la mutazione genetica o cromosomica, l'alterazione del patrimonio ereditario.

La prima bomba atomica(soprannominata The Gadget)  viene fatta esplodere il 16 luglio 1945 nel deserto del Nuovo Messico, ad Alamogrado. Verso la fine della seconda guerra mondiale, il 6 Agosto del 1945 viene lanciata la bomba atomica sulla città giapponese di Hiroshima. L'esplosione rase al suolo circa il 60% della città (oltre 10 km2) l'ordigno causò 129.558 tra morti, feriti e dispersi, e 176.987 senzatetto (nel 1940 a Hiroshima risiedevano 343.698 persone).

Il 9 agosto 1945, tre giorni dopo la distruzione di Hiroshima, un aeroplano dell'aviazione statunitense sganciò una bomba atomica sulla città, distruggendo un terzo dell'abitato e provocando circa 66.000 vittime tra morti e feriti






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